Un attimo. Pochi secondi, un vortice senza pertugi. Alla fine, in fondo al mulinello, arrivò lei
Era eutta vestita di nero. La falce riposta ma visibile.La guardai, quasi divertito e un ghigno fece capolino ai lati della mia bocca. Lei, stralunata, sibilò:
M. Sciocco umano, cos’hai da ghignare? Sono qui per te!
S. Oh, che onore, signora. Però dovrebbe mettere addosso qualcosa di colorato, così tutta nera… E poi che visino pallido!
-Lei andava infuriandosi e con un ruggito sbottò:
M. Non credo ai miel occhi! Alle mie orecchie! Come osi?
S. Signora , mi scusi ma mi fa venire da ridere. Il suo viso è stravolto dallo stupore ed è davvero grottesco.
M. TUTTI HANNO PAURA DI ME! TU PERCHÉ NON NE HAI? SEI FOLLE!
S. Esatto. Lo sono. E allora? Su, mi faccia un sorriso, giacché ogni donna che si rispetti è più bella quando sorride.
-La Morte ebbe un attimo di disorientamento. Quasi barcollò, sbuffando spazientita.
M. Non ci posso credere.
S. Signora, lei conosce di persona Belzebù? Si dice sia un tipo simpatico!
-A quel punto non resse più. Scoppiò a ridere, gesticolando come impazzita. Con un gesto a mandare a quel paese, disse mentre ancora rideva:
M. Aaaahhh, basta, ci riproveremo, ora meriti un premio! VATTENE, TORNA INDIETRO PRIMA CH’IO CI RIPENSI!
Mi svegliai. C’era un’infermiera. Un buongiorno, la Luce.Il Giullare insolente aveva fatto ridere perfino la Morte.