12 Settembre 2026
inclusione
Immagine informareunh.it


Quando non possiamo più nutrire e curare il corpo, non oltre un mantenimento, dobbiamo a noi stessi di lottare per nutrire e curare la mente e l’anima.
Il cuore fa da sé ma va almeno confortato.
Non dimentichiamo mai che anche dimezzati semplicemente “siamo”.
Spesso vicino ci resta quasi nessuno. Vero. A maggior ragione, dobbiamo “restare” noi stessi. Tutto questo, facendoci valere ma senza piagnucolare, se non nel nostro buio privato. Soprattutto valorizzando in ogni modo chi continua ad aiutarci. Il tempo necessario a dolersi della desertificazione creatasi intorno è dissipato. Dobbiamo invece usarlo per inventarci qualcosa. Ogni giorno.

Fo un esempio sciocco. Da un paio di sere lotto per infilare il filo nella cruna dell’ago. Ho una sola mano funzionante, l’altra è stata disattivata dall’ictus. La destra funzionante per di più fu devastata a circa otto anni da una caduta sui vetri. Solo tre dita su 5 sono normali o quasi. Dunque l’impresa è molto complicata. Dice, chi te lo fa fare? Si tratta però d’un esercizio che stimola, gratifica, aiuta ad impegnare tempo e in caso di successo, che di sicuro arriverà, sarà anche fonte di autostima. L’insistenza, la testardaggine e la tenacia messe nell’improbabile missione sono le stesse usate durante la neuro riabilitazione, una volta fuori dal tunnel della Depressione. Forse avrei potuto fare meglio, ma se un po’ di deambulazione è sopravvissuta ad un lungo intervento a cuore aperto con annesso secondo ictus evidentemente qualcosa di buono ho fatto.

Senza andare per le lunghe, è doveroso dire a chiunque abbia subìto una decurtazione di funzionalità: guarda alle cose rimaste e affinale al massimo. Lì dove proprio non puoi arrivare chiedi aiuto, ché nulla di male c’è. Ma proprio e soltanto quando è impossibile.

A chi invece è purtroppo sostanzialmente immobilizzato credo si possa augurare dì trovare in chi lo assiste le motivazioni e la forza per andare avanti. Non riesco ad immaginare cosa si vive in situazioni del genere.

Tanti auguri a tutti noi persone con disabilità.

Stefano Stenberg

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