12 Settembre 2026
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Mai la definirò “famiglia nel bosco”, come è stata denominata ed è universalmente conosciuta.

Catherine e Nathan, madre e padre dei tre figlioli, una di otto anni e i gemelli di 6, non sono due sprovveduti. Lei, una carriera equestre stroncata da un grave infortunio, lui prima chef e poi impegnato in compravendita di mobili di pregio. Si sono incontrati ed innamorati proprio nel segno di un desiderio di radicale cambiamento. Dopo il crack alla schiena, Catherine, imboccò un percorso spirituale e divenne insegnante di crescita personale e produsse anche un libro, Right for Life, scritto in due settimane e tradotto in varie lingue.

Come al solito evito elementi di cronaca giacché sulla situazione ci sono oceani di articoli di stampa e un dibattito talmente debordante che sarebbe pleonastico. Credo che in tutta Italia forse in 20 saranno all’oscuro della faccenda.


L’impressione è che dietro l’immancabile strumentalizzazione politica non ci siano fatti così gravi. Tutto ruota e deve ruotare attorno ai piccoli. Risulta che siano felici, che unitamente egli studi casalinghi affrontino i necessari esami imposti dalla legge. Credo che l’aspetto più importante sia quello della salute e della protezione dei figlioli da rischi di natura igienico sanitaria.
Direi che attenzione merita anche la problematica della socialità dei bambini. Non frequentando scuola, è tassativo quanto meno dare loro molteplici occasione di interazione con i pari età, anno più anno meno.

Ora un imprenditore ha offerto una casa gratuitamente alla famiglia. Dopo aver rigettate altre soluzioni, i coniugi hanno aderito all’offerta di comodato gratuito d’un ristoratore di Ortona. Potranno così vivere nel casolare ottimamente attrezzato, riprendendo con sé i figli, attualmente in casa famiglia, in attesa d’una collocazione definitiva. Chiavi già consegnate, al momenti in cui chiudo questa riflessione.

immagino stiano spuntando ironie, ipotesi e magari rimostranze di coloro che non riescono ad ottenere una casa popolare, ad esempio. Da parte mia posso dire che non so se Nathan Trevallion e signora abbiano spinto al limite la loro scelta come strategia per ottenere qualcosa a buon mercato oppure siano genuini. Mi piace sottolineare la capacità di solidarietà del ristorato di Ortona e in fondo nell’imminenza del Santo Natale è la parte più bella della vicenda.

Spero non sia un reality show! Per finire, dico che il bel casolare lo vorrei tanto anch’io.

Stefano Stenberg Fioretti

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