12 Settembre 2026
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Ascoltando la notizia di una aggressione, forbici alla mano, da parte di una dodicenne che nel bagno della scuola si è avventata su una compagna di classe, la necessità di tentare una riflessione sul tema è stata spontanea.

Taglio subito fuori dal mio commento la trita storiella secondo cui in realtà gli episodi sono pochi, o non più che in passato, ma arrivano presto alle cronache e dunque nei decenni nulla sarebbe cambiato. Non è così, lo sappiamo tutti ma spesso si preferisce semplificare per non affrontare l’argomento con limpido realismo.
Allo stesso modo prendo le distanze dai ritornelli banali che sovente si sputacchiano per sfuggire alla trattazione, non per rischiare scivoloni.
L’argomento è spinoso e zeppo di trappole tanto dialettiche quanto ideologiche. Trappole nelle quali spesso cade proprio chi ne nega l’esistenza.

Conservo sulla pelle il fastidio di quando tentando di dare ai figli direttive di buon senso ed educazione mi toccava incassare accuse, rimbrotti e censure. Era l’epoca del matrimonio, poi terminato. Considerando che mai riservai ai figli l’ombra di una percossa, salvo qualche occasionale ridicolo buffetto da bimbi, posso a buon titolo esibire la patente di genitore severo quando poteva servire ma notevolmente rispettoso dei loro spazi. Non è stata una carta vincente poiché già erano i tempi del “finché la barca va” e dell’abbandono dei piccoli allo smartphone. Nulla più d’un onorevole pareggio.

Pur avendo io fatto la figura (con quelli lì…) del pateticosauro superato e rompi scatole, resto certo del contributo dato a coloro che sono venuti su ottime persone di notevoli capacità. Merito soprattutto loro ma qualcosa abbiamo provato a metterci, nuotando faticosamente nel mare agitato fatto di pazienza, tolleranza e anche un po’ di rispostacce.

Quanti genitori oggi accettano di tuffarsi e nuotare in quel mare? Di sicuro non quelli che piombano a scuola picchiando gli insegnanti a prescindere dai fatti; né quelli che mettono tra le grinfie dei dispositivi elettronici i figlioli under 10 in un fraudolento disfarsi del loro dovere. Il che pensando a cosa c’è a disposizione dei “naviganti” di tali dispositivi fa accapponare la pelle.

Poi ci sono i nonni. Gli si vuol bene oggi come allora, ma per motivi assai diversi. Decenni fa si chiamavano educazione, cure, formazione rustica ma efficace. Oggi si chiama seduzione con banconote e deprezzamento dei genitori. Questo punto è l’occasione per precisare che non faccio riferimento mai ad intere categorie ma a maggioranze salvo eccezioni.
I nonni, dunque. Ricordo bene i miei paterni. I materni no, perché mancati molto presto. Quelli paterni furono pilastri determinanti, se possibile ancor più severi di babbo, nell’ottica della formazione, anche al lavoro. Mai potrò ringraziarli compiutamente.

Oggi tutto è molto diverso. Sarà perché troppo spesso i nonni dei bambini sono anche”welfare” per i propri figli, dei quali leniscono le difficoltà della marcia verso la fine del mese. Magari incide la sconfinata disponibilità di materiale mediatico fondato su estremizzazioni dei rapporti sessuali, esaltazione di violenza e arricchimento illegale pulsioni razziste. In particolare molto numerosi sono i messaggi di prevaricazione e prepotenza. Poco importa se alla fine spesso vincono “i buoni”, perché l’attrattiva esercitata dal Male è più forte di quanto sia il coinvolgimento di cui è capace il Bene. Altro elemento determinante per il degrado è la comunicazione ostaggio di ignoranza, superficialità e ansia da odio tipica dei social.

Proprio i social sono interpretati in larga parte come strumento di azzeramento del rispetto, della minimale buona educazione, ammesso sia stata impartita ai protagonisti in discorso, e della lingua italiana. In realtà le regole, scritte e non, dovrebbero essere ivi osservate scrivendo tanto quanto parlando faccia a faccia. A prescindere dallo strumento. Certo poi va rilevato come innanzitutto proprio il confronto e il dialogo in carne e ossa si stiano parecchio deteriorando.

In altri termini, gli strumenti telematici e l’intelligenza artificiale sono mezzi moltiplicatori di guasti già ben presenti nella società “reale”. Mettiamoci anche il contributo di certi programmi televisivi improntati alla stupidità più becera e il gioco è fatto.

In tutto questo, la percentuale di persone che si sottraggono a questo andazzo è troppo bassa per poter contrastare il caos in atto. Insomma il quindicenne che spara, la dodicenne che sforbicia, il diciassettenne che accoltella e i numerosi assassini che uccidono per poi derubricare il delitto a “cavolata” sono espressioni di un movimento oramai molto vasto le cui manifestazioni sono: violenze inaudite esercitate anche per pochi euro o dollari, ricerca di guadagni facili, dalle droghe ad OnlyFans, idolatrie letali, disprezzo per Storia, Cultura e la Vita stessa.

Attenzione però, perché in chiusura d’un discorso che potrebbe durare all’infinito va detta una verità che è assai drammatica: non stiamo parlando solo di bambini, ragazzini , adolescenti (mi si perdoni, nella mia antiquata concezione della lingua il maschile comprende tutti) ma anche di adulti fino alla mezza età abbondante, dai quali sicuramente i più piccoli prendono ESEMPIO.

No. Non è un brutto sogno. Tanti auguri, mondo.

Stefano Stenberg

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