12 Settembre 2026
vicolo1

Se la vostra vita appare come segnata da una maledizione inestinguibile, non affannatevi a cercare vie di soluzione. Vi porterebbe solo acido e tristezza. L’è più utile impiegare le forze, se le si ha, per ignorare e fare le proprie piccole cose della quotidianità. Ché, pur se inutili e irrilevanti, almeno l’avrai fatte per te e qualche creatura che ami, se l’hai.


La via d’uscita non c’è, ma invece un bel vicolo cieco quello sì. Lì, nella penombra d’un cunicolo, già tristo ma ulteriormente umiliato da un muro invalicabile, te tu accendi quando puoi lucine per vedere almeno il tuo orribile naso. Lo vedi, seppur in luce fioca, e tu dici “Doma’ ad’è nandro jorno”. Così, vai avanti pur sapendo di tornare indietro.


La mia, di vita, è stata marchiata per sempre alla nascita, anzi al concepimento. Non lo potevo sapere, nonostante il sospetto montasse assai impetuoso sempre più nel tempo. L’ho saputo di recente. È stato uno shock indigeribile.
Le ho tentate tutte. Disponibilità o cautela , cortesia o muso duro, affabilità o severità, bastone o carota, lavorare di più e inseguire il valore della cultura e del dialogo.


Non c’è nulla da fare, se è maledetta la risolverà una sola cosa. Una sola. Si soffre e basta. Ma sotto un sasso non si soffrirà finalmente più.
Sicché l’unica l’è alzare di tanto in tanto un sopracciglio, scrollare le spallucce e dirsi “prima o dopo finirà.
Certo che finirà.
Sotto il sasso sepolcrale. Null’altro che il sepolcro potrà dare lustro e serenità ad una esistenza irrimediabilmente indirizzata al vicolo cieco.


Un saluto a tutti i senza via d’uscita.
Il Piccolo calamaio.

Immagine copyright Luca Rubin.

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