12 Settembre 2026
Negozi-di-vicinato (1)

Nei prossimi dieci anni, si stima, svaniranno oltre centomila esercizi commerciali. Più di centomila anche i negozi scomparsi nell’ultimo decennio.

Questo orizzonte fosco, anzi apocalittico, arriva da Confcommercio. Arriva anche dai nostri occhi. Possiamo quotidianamente constatare quanto sia vero, realtà più che previsione.

Si dirà: ci sono i centri commerciali e il commercio elettronico. Certo. Entrambi sono, insieme alle politiche fiscali italiane e alle scelte dei centri di potere geopolitico, tra le cause della desertificazione che ci aspetta.

Ricordo bene, oggi che ho 60 anni. Si andava nella bottega, al forno, nel negozio lì dietro l’angolo e si dialogava, contrattava e borbottava. Il titolare ti faceva anche credito, vuoi perché magari in quel momento non avevi sufficienti spiccioli o per difficoltà altre. Appena possibile poi però andavi a saldare. C’era l’onore. Quella modalità di gestione e fruizione è riassumibile in una parola: flessibilità.

Ero piccino, mi innervosivo quando lungo la strada, breve in verità, tra casa e il negozietto mamma incontrava l’amica o una conoscente e si trattenevano a parlare, parlare, parlare… Eppure era vita. Il profumo del pane appena sfornato ti arrivava a casa dopo aver invaso le stradine, invece adesso non lo senti nemmeno davanti al banco panetteria degli ipermercati, o magari raramente.

Abbiamo la nostra parte di colpa. Al negozio di vicinato, quando ancora c’è, spenderemmo uno o due euro in più, sai com’è. Certo, ma in un centro commerciale quante cose che non ti servono compri perché sono lì, in bella mostra lungo gli scaffali. Offerta di qua, promo di là.

Il commercio elettronico poi. Ragazzi, ti portano tutto a casa e se una volta ti fregano l’accesso alla carta che vuoi che sia. Vuoi mettere il corriere che scarica davanti la tua porta.

La grande distribuzione ti seduce, alletta, chiama, cerca e ipnotizza. Se hai figlioli piccoli ci sono giochi o intrattenimenti vari. Che dire poi dei punti ristoro? Pizza, panini, fast food o ristoranti veri e propri. Insomma, cosa vuoi di più?

Scendo dalle nuvole per chiudere. So bene che i Tempi sono cambiati, che nulla è più è fattibile come allora. Ma…

Tutti coloro che perdono un negozio troveranno lavoro? Saranno RIASSORBITI dal SISTEMA? Cosa altro immoleremo sull’altare dei “tempi cambiati”? Dice: Chettefrega. Ecco, appunto. I tempi cambiano.

immagine: sociale.it

Stefano Stenberg Fioretti

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